Post

i farfalloni che si posano sulle macerie della giustizia autoassolvendosi( Riccardo Lo Verso-Il Foglio 1 sett.2024)

Immagine
i farfalloni che si posano sulle macerie della giustizia autoassolvendosi. La buttano in caciara, sperando nella memoria corta degli altri. Che fine hanno fatto, per esempio, la trattativa stato-mafia e i crociati che ne facevano la causa di tutte le nefandezze della storia repubblicana? Sparita la prima, spariti i secondi. Per quasi due decenni la Procura di Palermo ha spacciato la verità farlocca che i carabinieri avessero traccheggiato con i corleonesi guidati da Totò Riina. I giornali, quelli fedeli al vaticinio della magistratura, hanno smerciato titoloni che hanno suggerito paginate di libri, che hanno ispirato sceneggiature cinematografiche, che hanno condizionato a loro volta l’opinione pubblica e le giurie popolari dei processi nelle corti di assise. Si è arrivati al punto di sostenere nelle sentenze, non al circolo della briscola, che la strage di via D’Amelio avesse subìto un’accelerazione a causa della Trattativa. Si disse che Paolo Borsellino avesse scoperto l’esistenza de...

Non ne ero a conoscenza. Apprendo proprio ora l'esistenza di ulteriore iniquità contro i lavoratori

Immagine
Labour Weekly story: uso e abuso del patto di non concorrenza in Italia La legge italiana prevede la possibilità di limitare lo svolgimento dell’attività lavorativa dei dipendenti dopo la cessazione del rapporto con il precedente datore di lavoro. Questa possibilità viene garantita alle imprese principalmente al fine di tutelare i segreti e i processi aziendali. Il patto di non concorrenza post-contrattuale, come viene definito nella terminologia giuridica corrente, è valido quando le limitazioni imposte al dipendente sono circoscritte entro determinati confini. In particolare, il patto deve indicare i settori dove il dipendente non può operare  (ad es., produzione di capi di abbigliamento o produzione di autoveicoli), il territorio in cui opera il divieto (ad es., in Italia e Germania) e la durata, che non può eccedere i 3 anni o i 5 anni quando si tratta di dirigenti. Inoltre, le limitazioni alla concorrenza imposte al lavoratore devono essere adeguatamente remunerate attraverso ...

"Se si inneggia alle manette"... di Luigi Corbani*

Immagine
Se si inneggia alle manette si è già perso il senso della battaglia. All’iniziativa politica si sostituisce l’indagine giudiziaria, che non ha il compito di purificare l’arte del governo, ma di colpire i reati, e che comunque deve essere sottoposta a controprova di un dibattimento nei vari gradi di giudizio. Da alcuni anni a questa parte, insistentemente, si è introdotta una nuova categoria politica: il giustizialismo[...   A questo atteggiamento, o per meglio dire, a questa concezione dello Stato si sono rifatti tutti coloro che pensano che le Procure, i pubblici ministeri abbiano una funzione “purificatrice” della politica, siano i detentori della “moralità”, della “purezza” della politica. Da tempo il pensiero moderno ha distinto il diritto dalla morale e ha discusso sul significato di “giustizia”.[...  * il giustizialismo non è contro il garantismo, ma attacca le basi liberali e democratiche di quello Stato di diritto, conquistato attraverso i secoli, per dirla con la Trec...

Oggi contro il totalitarismo delle ProcureIl Il canto del pastore protestante antinazista Martin Niemölle

Die Bekennende Kirche Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare. *** il canto/poesia  è stato  erroneamente attribuito a Bertolt Brecht

Avv. Roberto Giorgi Ronchi-UNA RIFLESSIONE SUI SUICIDI IN CARCERE

Immagine
Serve riflettere sul contesto in cui è maturata questa tragedia per meglio comprenderne le cause, e dunque per mettere in campo i migliori rimedi. Dobbiamo capire come siamo finiti qui: eravamo partiti da un carcere che doveva essere luogo in cui certo si sconta la pena, ma anche un luogo in cui si lavora per recuperare il condannato alla società, un luogo in cui si comincia a praticare giustizia riparativa, dunque a comporre i conflitti, a curare le ferite della nostra comunità, ed invece ci ritroviamo con un carcere che è divenuto un inferno in terra, un inferno senza speranza di redenzione. Il Paese in cui viviamo è in decadenza da decenni, decadenza economica ma anche ed anzi ancor prima decadenza culturale: le diseguaglianze sociali si sono aggravate, le persone in povertà sono aumentate, milioni di cittadini hanno smesso di curarsi perché a fronte delle interminabili liste di attesa nella sanità pubblica non dispongono dei redditi necessari a curarsi presso la sanità pri...

Mattia Feltri.Novantatré: L'anno del Terrore di Mani Pulite

Immagine
Quando scoppia Mani pulite, Mattia Feltri è un giovane cronista. Curioso e appassionato, segue quelle vicende e ne scrive sulle pagine del quotidiano per cui lavora. Dieci anni dopo, nel 2003, è al «Foglio». Lì prende corpo un progetto: raccontare quei dodici mesi che hanno stravolto l’Italia, ma con una lente diversa, attraverso un gusto letterario e uno stile comunicativo in grado di sottolineare le atrocità di quei giorni, che con un’iperbole paragona al Terrore della Rivoluzione Francese. Quella che sembrava un’epoca di catarsi e rinascita si è rivelata, infatti, un periodo cupo, meschino, di furori e paure, di follia collettiva, in cui una cultura politica era stata spazzata via in modo dissennato. Per colpa della politica stessa e per mano di una magistratura che si sentiva a capo di un moto rivoluzionario. Il libro è frutto di quella lunga controinchiesta, durata un anno e, come un diario, restituisce intatta l’atmosfera di quei giorni con un resoconto puntuale e spietato: dai g...

“Il caldo, il puzzo di orina e la voglia di farla finita”. Lettera dall’inferno a cura di Damiano Aliprandi Il Dubbio, 22 giugno 2024

Immagine
CARCERE «Il caldo, il puzzo di orina e la voglia di farla finita». Lettera dall’inferno carcere Quanto scrivono i detenuti di Brescia restituisce in tutta la sua drammaticità le condizioni ai limiti dell’umano in cui si vive nella maggior parte dei penitenziari italiani. «La rieducazione ormai è soltanto un miraggio https://www.ildubbio.news/carcere/il-caldo-il-puzzo-di-orina-e-la-voglia-di-farla-finita-lettera-dallinferno-carcere-etsydtjg La lettera dei detenuti del carcere di Brescia-Canton Mombello restituisce in tutta la sua drammaticità le condizioni ai limiti dell’umano in cui si vive nella maggior parte dei penitenziari italiani. I numeri sono spietati: a metà 2024 siamo già a 45 suicidi. Un macabro record assoluto, se confrontato con lo stesso periodo degli anni precedenti. Il sovraffollamento comincia ad avvicinarsi ai livelli della sentenza Torreggiani della Cedu. In Italia, secondo il Dap, al 31 maggio ci sono 61.547 reclusi, 1.381 in più rispetto a inizio anno (+ 2,3%). Lun...